Edoardo oggi mi ha gentilmente concesso questo suo spazio, ho colto l’occasione per parlare di un anniversario un po’ oscuro. Di solito scrivo qui.
Nel 1993 la trasformazione dei Depeche Mode da gruppo synth-pop pioniere del genere a rock band in grado di riempire gli stadi di tutto il mondo era ormai completa. Il successo internazionale era arrivato già nel 1990 con Violator (che contiene Enjoy the silence e Personal Jesus, per rendere l’idea), ma è con Songs of Faith and Devotion e le oltre 90 date del Devotional Tour che i quattro di Basildon sfiorano il bordo dell’abisso ed entrano di diritto nel novero delle rockstar maledette: a ottobre di quell’anno il frontman Dave Gahan ha il primo dei suoi quattro appuntamenti con la morte, un attacco di cuore durante un concerto a New Orleans provocato dalla sua dipendenza da eroina.
I suoi compagni non se la passavano meglio. Martin Gore, songwriter e seconda voce, era alle prese con attacchi epilettici dovuti al suo abuso di alcool. Andrew “Andy” Fletcher, tastierista, abbandonò la seconda metà del tour per problemi mentali. Alan Wilder, tastierista e compositore durante i 12 anni più prolifici della band (alla batteria durante tutto il tour), avrebbe abbandonato la formazione nel 1995 perché ormai non più in grado di reggere il peso della situazione collettiva.
La seconda produzione all’attivo con Flood (che all’epoca aveva prodotto tra gli altri Nick Cave and The Bad Seeds, Nine Inch Nails, U2 e Nitzer Ebb) dopo Violator, vede anche la collaborazione del regista Anton Corbijn che dirige i videoclip dei quattro singoli (I Feel You, Walking in My Shoes, Condemnation nel 1993, e In Your Room nel 1994).
È un lavoro ruvido (influenzato dalle scene dell’alternative rock e del grunge) che i Depeche Mode registrano per la prima volta con l’ausilio di strumenti tradizionali, oltre all’uso dei sintetizzatori che li aveva sempre contraddistinti. Fu segnato da una collaborazione sempre più difficile da portare avanti: i quattro non si vedevano dalla fine del tour precedente e le aspettative erano altissime, dopo il disco che li aveva consacrati.
Lo stress emotivo si riflette in un album claustrofobico e raggiunge il suo apice con In Your Room (specialmente nella sua versione singolo, nel cui video Corbijn rivisita il peso del successo di Violator, con riferimenti alle clip di Enjoy the silence e Halo, citandosi anche da Walking in my shoes dello stesso SOFAD). Gahan affermò che Condemnation era l’unico brano in cui mise tutto se stesso, ancora oggi uno dei suoi preferiti da cantare. Le tematiche del dolore, della colpa e della redenzione sono vissute da Gore con intima cupezza.
A dicembre dello stesso anno viene rilasciato in versione live. Inoltre Corbijn dirige Devotional – A Perfomance Filmed by Anton Corbijn, con riprese dalle date del Palau Sant Jordi di Barcellona, oltre a Liévin in Francia e Francoforte in Germania.
Tracce consigliate: Walking in My Shoes, In Your Room, One Caress
B-Sides degne di nota: Death’s Door, My Joy
Andrea Ciociola
