THE ZEN CIRCUS: NOI ANDIAMO A SANREMO, VOI ANDATE TUTTI AFFANCULO

“Non credo di essere superiore, anche io vado a Sanremo”

Parola di Andrea Appino, leader del gruppo rock The Zen Circus. Così, con una citazione del brano I qualunquisti, il cantante toscano ha deciso di comunicare tramite i social la loro partecipazione alla sessantanovesima edizione del Festival della canzone italiana.
Con l’occasione, la band ha anche annunciato la prima e forse unica data indoor della primavera 2019. Sarà un concerto evento al Paladozza di Bologna, per festeggiare i 10 anni del loro lavoro più conosciuto, Andate Tutti Affanculo.

L’album infatti usciva nel lontano 2009, sesto lavoro del gruppo, in un periodo particolarmente fortunato per il rock indipendente. Saranno proprio band come The Zen Circus e Le Luci della Centrale Elettrica che in quegli anni porteranno alla ribalta l’ondata musicale grazie alla quale oggi gente come Calcutta e Gazzelle riesce a riempire i palazzetti.
Andate Tutti Affanculo è un album scanzonato, senza peli sulla lingua, che ci racconta scene ed immaginari che conosciamo così bene da non esserci mai soffermati ad osservarle per davvero. Se vogliamo dedicarci ai paragoni azzardati, per una buona parte la struttura del disco ricorda un lavoro di De André, Non al denaro, non all’amore né al cielo. Ci sono delle figure ben precise dentro, tipiche di una giovinezza buttata in un piccolo paesino, tra centri sociali e canne al parchetto.

C’è la bellissima Ragazza eroina, che da regina della provincia si ritrova catapultata in un mondo più grande di lei, collezionando gli sbagli tipici dell’adolescenza, rimanendo incastrata nei suoi sogni del passato. Un inno generazionale, a parere di chi scrive. C’è il mio amico, o meglio, l’Amico mio, che dopo vent’anni passati in simbiosi a voler spaccare il mondo, si è trovato solo ed infelice. Non viviamo più nello stesso posto, il rapporto è diventato logoro, e lui è rimasto intrappolato tra la casa ed il lavoro. E infine c’è anche L’egoista, quello che, a differenza degli altri, non mancherà a nessuno nel momento della sua partenza. Da sempre troppo impegnato a badare a sé stesso, non per arrivismo, ma perché sin da piccolo nessuno aveva avuto la premura di farlo per lui. Perché in provincia a volte uno ha la necessità di vivere; perché vivere, in quei posti, è l’unico modo che pensi di avere per non morire. Un grande insieme di Gente di merda, che ha il bisogno di sentirsi qualcuno per evitare la paura di essere nessuno. Come biasimarli?
Andate Tutti a Fanculo, quindi. La title track è il manifesto di questa generazione basata sui falsi miti e sulla voglia di emergere ad ogni costo. È una lunga dedica: è a voi che siete stronzi e non per natura, a voi che andate a vivere in città che non vi sembrano mai abbastanza grandi, a voi che demolite gli altri per noia, alla pura apparenza e al vuoto interiore. Si, parlo proprio con voi, e non ho cambiato la mia opinione. Una grande città o un’auto costosa non vi daranno mai la capacità di saper stare a questo mondo come persone per bene. Quella non si compra, si impara.

Andate Tutti Affanculo voi. Per il decimo anno consecutivo

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