SANREMO 2019: LE PAGELLE DELLA PRIMA SERATA

La 69esima edizione (o 68bis) del Festival di Sanremo, anche noto come il festival del «Ma no non lo guardo, però fa schifo lo stesso, te lo dico io», è ufficialmente iniziata! Pronti via, e parte lo spot dei ballerini della Tim, con l’unica differenza che quelli dell’Ariston vestono di nero, che siamo in prima serata e c’è da essere eleganti.

Ecco che appaiono gli anchorman di questa edizione: Claudio Baglioni, Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Sono immobili in cima alla suprema scalinata, che quest’anno assume le sembianze di un trampolino. Forse un caldo consiglio più che un orpello architettonico. Bisio spezza subito la tensione, mettendo in guardia Baglioni «te è meglio che non dici nulla». Parla lui che con quella giacca rischia già alla prima serata il Casamonica Award per il vestito meno sobrio. Baglioni lo ignora e se ne esce con un «il nostro numero magico è il 69», mandando un chiaro messaggio a Virginia Raffaele per il dopo festival.

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Regolamento invariato rispetto allo scorso anno: 24 concorrenti in gara, nessuna eliminazione, tutti in gioco fino a sabato sera quando verrà annunciato il vincitore.

 

FRANCESCO RENGA – ASPETTO CHE TORNI
VOTO 6,5
Canta sulla stessa base dalla sua prima apparizione a Sanremo 2001. Scambia soltanto l’ordine delle frasi così la gente a casa non se ne accorge. Mezzo punto in più perché ormai è un veterano, ha confidenza sul palco, e sa dove piazzarsi al buffet per beccare la cameriera carina che versa lo champagne.

NINO D’ANGELO E LIVIO CORI – UN’ALTRA LUCE
VOTO: 4
Livio Cori deve scontare una pena per detenzione di droghe leggere, e per evitare la galera si è offerto di portare a passeggio gli anziani, che nonostante la sua condanna gli ricordano che infondo è un bravo ragazzo. O’mar, o’sol, e o’ servizio sociale.

NEK – MI FARÒ TROVARE PRONTO
VOTO: 7
Sul palco dell’Ariston sembra la fusione tra Matthew Bellamy dei Muse e DJ Tommy Vee. E anche la formula è la stessa degli altri due: quando il mondo smette di cagarti, punta tutto su elettronica e giro di basso, che magari un po’ ti risollevi

ZEN CIRCUS – L’AMORE È UNA DITTATURA
VOTO: 7
«Una sigaretta non lo racconta, ci vuole forse una vita intera. Una canzone, ma non di certo questa». In pratica hanno detto tutto loro. Ottimo testo, molto profondo, ma una strumentale che con l’azzardo di non avere mai un vero attacco, rischia di penalizzarli.

IL VOLO – MUSICA CHE RESTA
VOTO: 9
Vabè, ovviamente vi sto facendo una supercazzola. Testo di una banalità difficile da eguagliare. Così come la bruttezza della scarpa scamosciata sotto al gessato. Già siete tre lirici, e state pure un po’ sul culo a tutti, se chiudete la canzone con «siamo musica vera che resta» rischi di sembrare un filino snob.

LOREDANA BERTÉ – COSA TI ASPETTI DA ME?
VOTO: VM 14
«Cosa ti aspetti da me?» Beh, innanzitutto che non cerchi di tirare su quella gonna.

DANIELE SILVESTRI – ARGENTO VIVO
VOTO: 8
Il pezzo è quasi sprecato per Sanremo. Una denuncia sociale scritta con delle parole fantastiche. Al primo ascolto ho storto il naso per Rancore, forse non il personaggio adatto alla kermesse. Poi per fortuna ci ho ripensato.

FEDERICA CARTA E SHADE – SENZA FARLO APPOSTA
VOTO: 6
C’era Federico Moccia che si strofinava le mani in prima fila, pronto per il nuovo libro. Una storia d’amore MOLTO adolescenziale, MOLTO radiofonica, MOLTO da didascalie sotto le foto in costume su Facebook.

ULTIMO – I TUOI PARTICOLARI
VOTO: 7 
Parte stra-favorito, quando in realtà il suo pezzo è senza infamia e senza lode. Continua a vedere la sua ex dappertutto: o è vittima di stalking, o quei funghi che ha mangiato l’altra sera…

PAOLA TURCI – L’ULTIMO OSTACOLO
VOTO: 5,5 
Doveva decidere se puntare tutto sul testo o sull’interpretazione. Nel dubbio, ha puntato tutto sul vedo-non vedo della scollatura. Il mezzo punto (regalato) in più va proprio a finire lì.

MOTTA – DOV’È L’ITALIA
VOTO: 6,5
La mia scommessa del Festival. Un testo discreto, che parla di un sentimento andato. O di uno che si è perso mentre attraversava le Alpi e sta bestemmiando contro il Tom Tom. All’annuncio della classifica parziale l’hanno visto esclamare «È che c’a giuria demoscopica ‘n ce bazzico molto!»

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BOOMDABASH – PER UN MILIONE
VOTO: 4,5
In un colpo abbiamo sdoganato dancehall e creste fucsia, il tutto a Sanremo. Così facendo sono riusciti a far incazzare Bob Marley,  Sid Vicious e persino Luigi Tenco. Mica facile tutto in una sera.

PATTY PRAVO E BRIGA -L’ULTIMO OSTACOLO
VOTO: 8
Gli do 8 solo perché ho paura mi faccia un rito voodoo

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SIMONE CRISTICCHI – ABBI CURA DI ME
VOTO: 8
Finalmente una canzone d’amore scritta bene. Un testo profondo ed intelligente, quasi poetico, retto da una strumentale debole (o forse, sarebbe più giusto dire di accompagnamento).

ACHILLE LAURO – ROLLS ROYCE
VOTO: 4,5
Bello il vestito (mica tanto), belli i riferimenti del testo (mica tanto), bella la figura del trapper coatto sul palco di Sanremo (mica tanto). Il problema è uno solo: Achille Lauro non sa cantare, e in un festival musicale questo potrebbe rappresentare un problema.
PS: c’è un girone all’inferno per chi confonde Rolling Stone, la rivista, e i The Rolling Stones, il gruppo musicale. 

ARISA – MI SENTO BENE
VOTO: 5,5
Arisa voleva farci sapere che se nella vita ti sbatti il cazzo di ogni cosa, vivi benissimo. E ci tiene a farlo con lo stesso pop da jingle televisivo che si porta dietro da anni.

NEGRITA -I RAGAZZI STANNO BENE
VOTO : 7
La band ha una delle poche canzoni che riesce a unire il loro stile al format di Sanremo senza snaturarsi. Buon testo e melodia, un po’ meno il look del cantante da apprendista stregone.

GHEMON – ROSE VIOLA
VOTO: 6,5
Una ballad romantica, anche lui ha centrato lo stile di Sanremo senza dover per forza puzzare di formalina. Sarebbe suo il look peggiore della serata, se non fosse che Bisio faceva davvero troppo ridere vestito in quel modo.

EINAR – PAROLE NUOVE
VOTO: 5
La canzone d’amore l’ha dedicata alla figlia di un mafioso italo americano, infatti gli hanno cementato i piedi vicino al microfono. Poi la ragazza si sposa, e lui come favore a Don Corleone chiede di potersi muovere un po’ sul palco.

EX OTAGO – SOLO UNA CANZONE
VOTO: 6
Per un attimo pensavo fossero tornate a Sanremo le Vibrazioni e volevo piangere di nostalgia. Poi ho ascoltato bene e nella canzone non citano nemmeno un nome di donna, quindi niente. Hanno fatto il compitino, con un mezzo pop facile facile, e un testo anche un po’ banale.

TATANGELO – LE NOSTRE ANIME DI NOTTE
VOTO: 6
La canzone è molto probabilmente una dedica al suo Gigi.
«Quante bugie ci siamo detti amore». La più frequente, di sicuro, è stata: «Si certo, la tua nuova canzone mi piace un sacco»

IRAMA – LA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA
VOTO: 7,5
Sto ancora ridendo perché ieri su Rolling Stone hanno scritto che ha dedicato una canzone alla Coca Light. Invece il pezzo è davvero bello e per niente scontato. Dopo la delusione Motta, quasi che tifo per lui.

NIGIOTTI – NONNO HOLLYWOOD
VOTO: 6
Il titolo lo rispecchia. Faccia da Hollywood, animo da nonno. La canzone del “si stava meglio quando si stava peggio”. La prossima volta non fatelo cantare a mezzanotte passata, che i suoi coetanei domani si devono alzare presto per andare a fissare i cantieri.

MAHMOOD – SOLDI
VOTO: NC
Mi rifiuto di commentare una canzone che nel ritornello ripete più e più volte la parola soldi. Il testo avrebbe anche un significato più profondo, ma se dici «Beve champagne sotto Ramadan, alla TV danno Jackie Chan» non ci siamo.

 

FUORI CONCORSO

PIERFRANCESCO FAVINO
VOTO: 6-
Ospite della serata, mette in scena con la Raffaele “il musical dell’anno”. Lui si presenta vestito da Freddie Mercury, lei da Mary Poppins, il maestro Filardo invece inscena Sister Act. Ok, l’idea potrebbe essere carina, il risultato finale è più da cinepanettone.

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ROCCO PAPALEO
VOTO: 10
A lui quest’anno spetta la conduzione del Dopofestival, ribattezzato The dark side of Sanremo, nell’edizione in cui non ci sono né canzoni in inglese né ospiti internazionali. Ma poco importa, da me prenderebbe comunque 10 anche solo se fosse passato per caso davanti all’Ariston in cerca di un kebabbaro aperto.

IL TELEVOTO
VOTO: 3 A.C.
Strategia per favorire gli anziani o no, siamo rimasti l’unico Paese oltre al Kazakistan ancorato al tradizionale televoto tramite telefonata, negando la modalità gratuita e più immediata di internet o dei social network.
E ho sentito che a Astana si stanno attrezzando.

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