“WE FIGHT FIRE WITH FIRE”. Il nuovo disco dei The Prodigy, No Tourists, potrebbe benissimo essere riassunto proprio partendo dalle loro parole. A tre anni di distanza dal loro ultimo lavoro, The day is my enemy, il trio inglese che ha portato alla ribalta la scena underground dei Novanta torna in sala di registrazione, e ne esce con un album di 10 tracce, che sembra voler dire al mondo che Il Prodigio conosce un solo modo per fronteggiare l’evoluzione della musica moderna: il loro.
Se qualcuno, dopo il quasi totale fallimento del precedente lavoro, si aspettava in questo disco una rivoluzione del sound che ha caratterizzato i Prodigy, beh, chiudete tutto e tornate a piangere in un angolino. Liam Howlett e compagni non hanno nessuna intenzione di accontentarvi. Drum n’bass, breakbeat, anfetamine, e la stessa voglia di incendiare il mondo che li ha visti nascere nel 1990 e scalare l’Everest musicale delle classifiche alla fine dello stesso decennio. L’unico problema è che da quel Fat of the Land sono passati ormai vent’anni, e il piromane di Firestarter rischia di ritrovarsi declassato a piccola fiammiferaia. Le 10 tracce che compongono l’album non si allontanano per nulla da quello che è lo stile della band, se non qualche strizzata d’occhio alla dubstep un po’ più moderna (ma ormai nemmeno più tanto) ottima per farci tornare in mente che anche gente come Skrillex per un periodo ha riempito i palazzetti.
Ma visto che c’è così poco di nuovo da dire sulle basi, proviamo a spostare la nostra attenzione sui testi. I Prodigy non hanno rinnovato il loro sound, ma ci tengono anche a chiarire che non hanno intenzione di farlo. “Qui arriva la danza che NOI abbiamo istigato”, dice una voce effettata all’estremo prima dell’ennesimo drop spaccamascelle in Light up the sky. Se passiamo alla traccia successiva, We live forever, il commento diventa persino superfluo. E via avanti in una retorica infinita, che li porta ad autocelebrarsi come in Champions of London. La punta di diamante è rappresentata sicuramente dalla già citata Fight fire with fire, complice anche il duo industrial hip-hop Ho99o9, che, motherf*cker a parte, ha un testo che parla di ribellione, violenza e anticonformismo. E ci sembra tutto in pieno stile Howlett.
Il Prodigio arriva quindi al suo settimo disco in studio con un album che non aggiunge nulla al loro background musicale, ma che urla ad alta voce come non intende farlo. Il trio se ne sbatte della modernità, e di come la gente non si rinchiuda più negli scantinati bui strafatti di exctasy: loro così sono nati, e così intendono morire. E forse, il genio di questo album, sta proprio nel rendere chiara l’intenzione di non voler sorprendere nessuno.
Una sorta di mossa Kansas City: quando tutti stavano guardando a destra, aspettandosi l’innovazione musicale, loro se ne sono andati a sinistra, dove hanno trovato migliaia di rimastoni pronti a scuotersi con un po’ di sana, nostalgica, techno rave.

La mossa Kansas City ❤
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