Se in 20 anni pubblichi poco più di quattro dischi, e se l’ultimo di essi risale a circa 11 anni fa, come puoi pretendere di diventare una pietra miliare di un genere come il rap, che conta sempre più interpreti nel nostro paese? Non lo chiedete a me, non sono sicuramente la persona adatta a rispondere. Chi invece potrebbe risolvere il vostro dubbio sono Danno, Masito e Dj Baro, che insieme rispondo al nome di Colle der Fomento.
Il collettivo romano torna sulla scena con Adversus, quarto lavoro in studio, interamente prodotto da Dj Craim. Ora, la prima domanda che tutti si sono posti è stata: ma serviva davvero nel 2018 un altro album del Colle der Fomento? Ora che nessuno fa più rap in quel modo? Anche se, questo diciamolo forte, di quei 55 minuti di Adversus non ce n’è uno sprecato, non una rima di troppo, non una barra fuori posto. I CdF hanno lasciato da parte gli esercizi di stile e i massicci incastri di rime, per concentrarsi su dei testi molto introspettivi. Il loro è un bisogno, quello di comunicare attraverso la musica, e stavolta hanno deciso di farlo nella maniera più diretta possibile.
Io faccio il mio e non lo faccio né pe loro né pe l’oro
lo faccio solamente perché sinnó me moro
– Adversus
Le tracce non risparmiano nessuno: il Colle non le manda a dire ai componenti della nuova scena. Ma senza la presunzione del “ora ci chiudiamo in studio e facciamo vedere ai trapboy come si fa questo genere”, piuttosto con lo spirito base del rap, che è appunto la competizione e non l’annientamento (mi spiace per voi amanti del dissing). E una buona dose di superiorità dovuta alla loro decennale esperienza nel mondo della musica di strada
Perché ho detto tanto, ma forse è ancora poco
ora da lupo dell’inverno resto a guardia del mio fuoco
– Storia di una lunga guerra
Sul piano musicale, l’album è un ottimo concentrato di hip hop della vecchia scuola. Nessuna contaminazione moderna, nessun feat accalappia-numeri con qualche artista più giovane e quotato in digitale. Le uniche collaborazioni presenti sono quelle con Kaos One, Roy Paci e Bassi Maestro. Per quello che riguarda il suono, il disco è molto vario e ben strutturato: ci sono tracce che si avvicinano al jazz e al blues, altre che grazie a dei power reef di chitarra suonano decisamente più rock, fino ad arrivare persino al western, con un brano che già da titolo, Sergio Leone, lascia poco spazio all’immaginazione.
Ma torniamo alla domanda iniziale: c’era davvero bisogno, nel 2018, di un nuovo album dei Colle der Fomento? La risposta è assolutamente sì. Perché non hanno fatto nulla di innovativo, ma nel ripetersi in ciò che li ha resi famosi, non hanno rivali nemmeno tra i numeri uno.
Assassino della competizione
tu te pensi Tarantino, io so’ Sergio Leone
– Sergio Leone

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