MARA MAIONCHI, LA SIGNORA DELLA MUSICA ITALIANA

«Se tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto, perché se cambiassi qualcosa non sarei più io ma un’altra persona». Mara Maionchi parla ai ragazzi della scuola di giornalismo Walter Tobagi così, da donna saggia che ha visto il mondo, della discografia e non solo, evolvere a cavallo di due millenni. Da cinquant’anni nel mondo delle produzioni musicali, da dieci nei palinsesti televisivi come giudice di X-Factor, la Maionchi si è concessa per un’ora alle domande dei ragazzi.

«La mia canzone preferita? Dio è morto di Guccini, è del 1988 ma la trovo sempre attuale»

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Il genio: Battisti e Mogol – Alla domanda sull’esperienza di lavoro alla Numero Uno, etichetta indipendente nata nel 1969, la Maionchi lascia trasparire un sorriso. «Che personalità erano Battisti e Mogol?  E come è stato lavorare insieme a loro?». «Erano entrambi dei personaggi di una levatura artistica molto elevata. Lucio era sicuramente il più particolare tra i due: io lavoravo nella loro etichetta come addetta all’ufficio stampa e non era facile gestirlo. Lui non amava andare in televisione, essere intervistato. Non glie n’è mai fregato nulla di come apparisse, un po’ come me. Ha sempre preferito far parlare la sua musica per lui – ha raccontato l’ex produttrice discografica – c’è la volta di quella famosa intervista in tv, la Rai ancora lo va raccontando…».
Dopo l’esperienza alla Numero Uno, Mara Maionchi lavorerà per la Dischi Ricordi a partire dal 1975. Come direttrice artistica, seguirà il percorso musicale dei nomi più noti della discografia italiana: lavorerà con Mia Martini, Fabrizio De André e Umberto Tozzi.

L’amore, il “toyboy” e il lavoro – Nel 1983 Mara Maionchi e suo marito Alberto Salerno (figlio del paroliere Nicola Salerno) fonderanno l’etichetta discografica Nisa. «Sei stata una delle prime donne ad avere il toyboy». «Ma quale toyboy! – Mara si fa una grossa risata – Io e mio marito siamo sposati da più di quarant’anni». Ad ogni risposta tagliente, nel pieno dello stile che ci ha abituato a vedere in tv, provoca le risate di tutta la classe. «Lui è dieci anni più giovane di me, quando ci siamo sposati noi due sicuramente non era una cosa che si vedeva tutti i giorni. Ora credo sia un po’ più di moda, si vedono molte più donne che prendono uomini più giovani di loro. Secondo me è un bene: ci guadagnano entrambe le parti». L’esperienza alla guida di Nisa darà molte soddisfazioni alla Maionchi anche in campo lavorativo: «Io e mio marito eravamo a un programma di selezione per giovani da mandare a Sanremo. Si presentò questo ragazzo che cantava in modo pessimo e aveva un testo orrendo. Il suo timbro e l’emozione che metteva in ciò che faceva però convinse me ed Alberto a investire su di lui. Tiziano (il nome del ragazzo, ndr) per due anni fece per due volte a settimana il tragitto da Milano a Latina per venirci a proporre dei pezzi, che noi ogni volta bocciavamo. Ma nella vita ci vuole costanza ragazzi – lo sguardo diventa quello di un saggio maestro che cerca di regalare una lezione importante al suo allievo prediletto – un giorno si presentò con il testo di “Non me lo so spiegare” e ci guardammo come per dire “finalmente hai capito come scrivere”». Da quel primo tentativo riuscito Tiziano Ferro registrerà il suo album d’esordio, Rosso Relativo, che la Maionchi fece produrre dalla EMI e vendette un milione e mezzo di copie. Il loro sodalizio artistico andrà avanti anche nell’album 111. Nel 2006 Mara fonda l’etichetta Non ho l’età, con la quale aiuta giovani band ad emergere. Tra i nomi più noti, i The Bastards Sons of Dioniso, arrivati secondi adX-Factor proprio sotto la direzione artistica della Maionchi.

Il Mara-pensiero – La musica ha urlato da sempre il disagio delle persone, spesso attaccando la politica. «Mara chi è che ha preso il posto del rock come genere “di protesta”?», «Ora c’è la trap che ogni tanto se ne esce con qualche frase sulla politica. Prima è stato il momento del rap. Non è importante il mezzo o il genere, basta che qualcuno lo faccia». Alla domanda sulla musica pop, Mara gela tutti quanti: «i Pink Floyd come li definireste? Pop, no? Ecco, ora venitemi a dire che i Pink Floyd non vi piacciono solo perché facevano pop. Pop è l’abbreviazione di popolare: si può essere popolari e arrivare al grande pubblico anche facendo altra roba». Le domande dei ragazzi spaziano sui temi più vari: «E di Salvini cosa ne pensi?», ma la Maionchi non si scompone mai e non si sottrae a nessuna risposta, «penso che sia un ottimo politico, ha capito come comunicare con le persone delle periferie e dei piccoli centri. Poi su cosa dice potrei anche non essere d’accordo, ma il suo mestiere lo sa fare». Cosa traspare dalla chiacchierata di un’ora con Mara Maionchi? L’immagine di una donna forte, alla quale l’esperienza di tanti anni nel mondo nella musica ha regalato una grande consapevolezza dei suoi mezzi, una tenacia di ferro e la fiducia necessaria di affidarsi al suo istinto. «Ma ci sono comunque molte cose che non ho capito nella vita. Dire “non ho capito” è la cosa più importante che una persona possa fare, ma sembra che ultimamente non vada più di moda».

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