X-FACTOR: LE PAGELLE DELLA FINALE

Se i talent show si giudicassero solo dalle finali, saremmo davanti al CR7 dell’intrattenimento. Il Forum riempito con i braccialetti a LED (riciclabili, si, abbiamo capito), la scenografia mastodontica, gli ospiti internazionali. Ma non è così e ora che hanno chiuso la baracca possiamo dirlo: questa edizione di X-Factor 13 è stata brutta. Possibilmente la più brutta di sempre. Puntate fotocopia che portavano alla ribalta sempre le stesse scenette. Noiosi, a tratti scontati, nemmeno i quattro cavalieri dell’Apocalisse al tavolo sono riusciti a risollevare una barca che punta ogni edizione di più contro l’iceberg della monotonia.

Pippone a parte, iniziamo. Cattelan sarai pure un drago, ma davanti a Robbie Williams sono poche le persone che riescono a non sfigurare.

Squadra che vince non si cambia, ecco perché le modalità restano le stesse dello scorso anno: prima manche di duetti con l’ospite, seconda con il mash-uppone (che per quelli precisini è un medley ri-arrangiato) e scontro finale a colpi di inediti.

 

PRIMA MANCHE

SOFIA – voto 6
Non la performance  vita, ma io al suo posto sarei svenuto solo guardando Robbie WIlliams negli occhi, per cui brava. Scenografia suggestiva, baciamano finale da film d’amore natalizio.

SIERRA – voto 6,5
Il testo scritto alternando italiano e inglese è molto buono. Nel ritornello cantano insieme a Mr. Williams, ma anche se hai la Uno Turbo truccata di zio Carmine non puoi gareggiare contro una Aston Martin. Che si concede pure un rappato nella seconda strofa, perché i grandi performer sul palco fanno sempre ciò che vogliono.

BOODA – voto 7
Forse la cantante Federica ha trovato la carica erotica che cercava. C’è voluto Robbie Williams, ma meglio tardi che mai.

DAVIDE ROSSI – voto 5,5
Vocalmente l’unico che ha retto l’impatto.  A livello di performance no. La sua interpretazione non convince e l’ultimo baluardo della prof. Malika abbandona la finale a un passo dal podio.

ROBBIE WILLIAMS – voto 12
Bravo, bravo, bravo. Trasuda carisma anche quando sta fermo. Si mette a disposizione dei ragazzi con grande umiltà, caratteristica che – per citare Samuel – «è prerogativa dei grandi artisti». È un fenomeno persino mentre canta il jingle di Natale più brutto di sempre.

 

SECONDA MANCHE

BOODA – voto 7,5
Partono cupi ma salgono con un buon crescendo. Arrivano all’apice con Hey Mama! che è il loro vero cavallo di battaglia. Ora più che mai, da vera band, mostrano interazione e complicità anche sulla scena, forse l’unico tassello mancante a un corredo artistico quasi completo.

SOFIA – voto 7
Cambio d’abito e di registro tra i Coldplay e Stromae. Sognante prima e magnetica poi. Nota stonata: i concerti finiscono con il brano da fuochi d’artificio, non con la ninna nanna. Anche se la canti – letteralmente – dall’alto dei cieli

SIERRA – voto 7
Hanno raggiunto la perfetta simbiosi come duo artistico. Una crescita smisurata rispetto agli inizi del loro percorso. Un po’ a sorpresa si fermano sul gradino più basso del podio.

SAMUEL – voto 1999
È rimasto in piedi a caricare con il pugno alzato per tutte e tre le esibizioni. I Booda gli hanno donato cinque minuti di nuova gioventù, Sofia lo stupore di emozionarsi davanti al bello. Il regalo più grande però glie lo fa la Sierra: dopo la loro, eliminazione Samuel ringrazia il pubblico con uno sfumato ma molto chiaro «pensate ancora che sia io quello che non capisce un cazzo di musica?»

TERZA MANCHE

BOODA – voto 6,5
La cantante ha toccato Robbie Williams e ha acquisito per osmosi tutto l’erotismo che non ha mostrato in otto puntate. Era l’ultima occasione per dare tutto e tutto hanno dato. Il secondo posto è meritato, il loro inedito è un brano forte ma non all’altezza dell’avversario

SOFIA – voto DAJE SCI FRÀ
Civitanova Marche (Civitamoda per gli addetti del settore) in una settimana ha visto la coppa del mondo per club di pallavolo e la vittoria di X-Factor 13. Si sentiranno così importanti da aumentare il costo del parcheggio in piazza, temo. Il commento della performance è superfluo: il suo inedito è una bomba radiofonica. L’ansia da palcoscenico l’ha abbandonata da tante puntate. Sulla scena ride e si diverte; alla vittoria si commuove con tutta l’onestà dei suoi 16 anni.

Segue una collezione delle più alte perle del trash civitanovese, per dare modo anche ai non marchigiani di capire il concetto – inciso nella pietra e ribadito nei secoli – che «CITANÒ COMMANNA».

 

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