X-FACTOR 13: LE PAGELLE DEL TERZO LIVE

Dopo la pausa della scorsa settimana a causa di problemi tecnici (il decoder era più in hangover del sottoscritto), torna il pagellone della terza puntata di X-Factor 13.

La puntata si apre con i tre giudici, Mara esclusa, che portano sul palco alcuni dei loro brani più conosciuti. Per l’occasione, Samuel s’è vestito da emoticon della pesca (sulla chiappe sode sono in corso verifiche), Malika indossa un paio di zeppe argentate da Discolabirinto, e Sfera…Sfera s’è vestito quasi in maniera sobria. Lo stesso non si può dire di Cattelan, grande favorito nella corsa al premio per l’outfit più cafone.

 

PRIMA MANCHE

I ragazzi porteranno sul palco i loro cavalli di battaglia. Si esibiranno uno dopo l’altro per un minuto ciascuno, senza interruzioni, e alla fine il meno votato andrà a casa. Una cosa tipo Fuori in 60 secondi, ma senza Angelina Jolie con i dreadlock biondi che mi ha bloccato la crescita.

LORENZO RINALDI – LET HER GO
Ad ogni puntata i suoi orecchini diventano più grandi. Occhio che da Jim Morrison a Prince il passo è breve. Apre le danze con un compitino, senza infamia e senza lode.

SIERRA – ENFASI
Il duo rap, vestiti come i peggiori spacciatori di Torre Maura, partono mosci e slegati, salvo poi riprendersi nel finale. Su 60 secondi però, non puoi permetterti di sprecarne 20.

GIORDANA PETRALIA – WICKED GAME
Tanta potenza ma un percorso sempre meno definito. Rischi di bruciare in fretta come Adriano “l’imperatore” e finire a fare i barbecue sopra i foratini nelle favelas.

EUGENIO CAMPAGNA – EN E XANAX
Con l’interpretazione fa un po’ quello che vuole, ma la ha fortuna di avere un pezzo forte di significato ed è bravo a sfruttarlo al massimo.

BOODA – HEY MAMA
La bassista in quanto a dreadlock ci siamo, non è la Jolie ma ci siamo. Il batterista è un folle e lo adoro. Esibizione molto forte, meno degli home visit, ma comunque ottima.

NICOLA CAVALLARO – LOVE IS A LOSING GAME
Tecnicamente molto preciso, a livello emozionale invece è nero come il colore dello smalto che porta sulle unghie.

SEAWARDS – DREAM ON
Se potessi ricopierei la pagella dei Sierra. Partono male ma chiudono in crescendo. Non da Torre Maura, ma da Cluj-Napoca in Transilvania.

SOFIA TORNAMBENE – A DOMANI PER SEMPRE
La migliore di questa manche per distacco. Il pezzo inedito aiuta, ma l’interpretazione è una delle migliori viste fino ad ora, con meno timidezza e più grinta sul palco.

MARCO SALTARI – GET UP STAND UP
Non è stato perfetto, ma è stato sincero. Trasmette il suo divertimento nel cantare il reggae. Non a tutti a quanto pare, perché non arriva alla seconda manche. Ciau ziu, ci rivediamo un sabato di questi al centro sociale.

DAVIDE ROSSI – LATELY
Un giorno vorrei sentirlo cantare la mia lista della spesa per vedere se riesce così bene anche con qualcosa di davvero monotono e poco pieno di sorprese (nell’ordine: zucchine – insalata – caffè – vino – ripetere).

 

SECONDA MANCHE

BOODA – voto 7,5
In All or Nothing riescono a mescolare tre generi diversi, passando dal pop ad accenni di cumbia e di grime. Sul palco sono magnetici, aiutati dai fuochi d’artificio (ma niente applausi per Simone Ferrari) e dalla scenografia che richiama The Rocky Horror Picture Show. Il batterista resta il il mio supereroe preferito.

NICOLA CAVALLARO – voto 4,5
Un’assegnazione, Happy di Pharrell Williams, molto lontana dalle sue corde. L’effetto è lo stesso di Ozzy Osbourne che canta Tanti Auguri a Te al tuo sesto compleanno. Che sarebbe il più bel regalo che qualcuno avesse mai potuto farmi, ma le prime due notti magari non riesci a dormire. L’esecuzione non è nemmeno male dal punto di vista tecnico, ma il risultato finale è disastroso.

SOFIA TORNAMBENE – voto 7,5
Se non ringraziano Simone Ferrari qui giuro che mi incateno davanti all’X-Factor Dome. Sofia è una stella cometa che illumina tutto quello che ha davanti, non solo perché si trova a diversi metri da terra appesa a uno strobo che ruota. Sfoggia la stoffa della grande interprete, riuscendo a rendere suo un testo, C’est la vie di Achille Lauro, che non dovrebbe esserlo.

++ECCOLO++ Dopo 80 minuti di puntata, il primo, meritatissimo ringraziamento a Simone Ferrari, mai in stato di grazia come in questa edizione.

LORENZO RINALDI – voto 5
L’immaginario anni ’60 in cui lo hanno catapultato è sicuramente quello giusto per lui, ma non è sufficiente a mascherare una performance (sulle note di Baby I Love You di The Ronettes) tecnicamente non precisa e nemmeno particolarmente incisiva sul piano dell’emozione. Viene eliminato ma torna a casa con la consapevolezza di avere una media di un limone a settimana fino al compimento della maggiore età.

SIERRA- voto 7
Cosa ci azzeccano due trapper vestiti male con Fabrizio De Andrè? Tanta attenzione ai testi, ad esempio. Della canzone originale (Le acciughe fanno il pallone) resta poco più del ritornello, ma non so per quale congiunzione astrale il loro esperimento ha funzionato il pieno. Mettono una toppa alle loro carenze nella voce con una penna che sorprende ad ogni puntata.

GIORDANA PETRALIA – voto 5,5
Canta bene, ok. Urla ancora meglio, ok pure quello. È riuscita ad invecchiare un pezzo, Bellyache di Billie Eilish, che ha meno di un anno. Sfera le sta provando tutte per trovarle una collocazione nel mercato discografico moderno, ma la paura è che la sua particolarità sia proprio la sicuramente affascinante ma poco vendibile arpa.

EUGENIO CAMPAGNA – voto 6,5
Ho dovuto aspettare fino al primo ritornello per rendermi conto che non stessi ascoltando il nuovo singolo di Tommaso Paradiso da solista. Il suo inedito Cornflakes è orecchiabile, lui ha il sorriso paraculo e la barca va avanti. Il verso “quando è notte e ti scrivo ohi/ e tu rispondi ehi” ha fatto tremare Bob Dylan e il suo Nobel per la letteratura appoggiato alla mensola del camino. 

DAVIDE ROSSI- voto 8
La scelta qui è molto azzeccata: il brano, Why’d you only call me when you’re high?, si presta bene alle sue corde e a quelle del suo pianoforte. Il ragazzo non cerca mai di esagerare e restituisce un’interpretazione forte, sincera e pulita. Non è Alex Turner, ma vista la deriva che ha preso Alex Turner, preghiamo che le cose restino così.

SEAWARDS – voto 5,5
Accompagnati da 5 ottoni, riescono comunque a catalizzare l’attenzione su di loro. La chitarra è sognante, la voce, prima volta in italiano, è molto emozionante ma non precisa nel ritornello di Vedrai Vedrai di Tenco. La paura è che i Seawards funzionino solo se posizionati davvero fuori dagli schemi.

 

FUORI GARA

MARRACASH – voto 8
Riesce a mangiarsi il palco senza fare praticamente nulla se non camminare su e giù. È tornato dopo anni con un album controverso ma azzeccato. Ne porta due assaggi sul palco e butta giù il palazzetto.

COSMO – voto SV
Entra a sorpresa, tenta il rappato su una frase, male, ne urla un’altra, un po’ meglio, poi se ne va di corsa che domani deve interrogare quelli del quinto ginnasio.

 

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